Descrizione
A Signa il grano marzuolo è tornato dopo oltre un secolo: grande festa per la semina
Il sindaco Giampiero Fossi: "È come riportare in vita un mammut. Un primo passo fondamentale per tornare a produrre la nostra paglia da cappello"
Dopo oltre un secolo, il grano marzuolo è tornato a essere seminato nei campi di Signa. È accaduto stamani nell'ambito della Festa della semina, promossa dal Comune per celebrare l'avvio di un ambizioso progetto di recupero della coltivazione dalla quale, per secoli, è stata ricavata la pregiata paglia utilizzata per realizzare i celebri cappelli di Signa, conosciuti in tutto il mondo.
"È stato un po' come riportare in vita un mammut. Abbiamo cercato di far rinascere qualcosa che sembrava scomparso per sempre, recuperando una parte fondamentale della nostra storia e della nostra identità – ha dichiarato il sindaco Giampiero Fossi – ma non abbiamo voluto limitarci a un'operazione nostalgica. Il nostro obiettivo è molto più ambizioso: ricostruire una filiera produttiva interamente locale, dalla coltivazione del grano alla lavorazione della paglia, fino alla realizzazione del cappello finito. Vogliamo tornare a produrre un cappello di paglia autenticamente signese, a chilometro zero, capace di distinguersi per qualità, unicità e valore storico, guardando soprattutto alle opportunità offerte dal mercato dell'alta moda. È una sfida che richiederà tempo, ricerca e investimenti, ma crediamo che le nostre radici possano diventare una straordinaria risorsa per il futuro".
La giornata si è aperta con una sfilata di trattori partita dal Museo Civico della Paglia e diretta all'azienda agricola Pastacaldi, che ha messo a disposizione i propri terreni per la sperimentazione. Qui la Festa della semina ha riportato in vita l'atmosfera delle antiche feste contadine, con la fisarmonica di Paolo Fiorucci, momenti di danza e una suggestiva rievocazione delle tradizioni agricole. Protagoniste della semina sono state le ragazze preparate da Elena Frandi, che hanno riproposto gesti e atmosfere di un mondo profondamente legato alla storia di Signa.
Al centro dell'iniziativa è stato il recupero di una varietà antica di grano che si ritiene possa corrispondere al marzuolo originario, la cui coltivazione era scomparsa nei primi anni del Novecento. Un percorso reso possibile grazie alla ricerca scientifica e alla collaborazione tra agronomi, ricercatori e mondo agricolo.
"Quello che abbiamo vissuto è stato un momento simbolico, ma anche un passaggio scientifico e agronomico di grande importanza – ha spiegato l'agronomo signese Gianfranco Pellegrini – siamo partiti da appena 10,8 chilogrammi di seme, una quantità piccolissima e preziosa, recuperata attraverso un lavoro di ricerca che ha coinvolto l'Ente Toscana Sementi, il professor Stefano Benedettelli e il ricercatore Paolo Garuglieri. È importante precisare che si tratta di una varietà antica che riteniamo possa corrispondere al grano marzuolo utilizzato storicamente a Signa. Saranno le successive verifiche e sperimentazioni a permetterci di approfondirne le caratteristiche e valutarne le potenzialità".
Pellegrini ha chiarito anche le ragioni della scelta di seminare in autunno una varietà che, come suggerisce il nome stesso, veniva tradizionalmente seminata nei primi mesi dell'anno.
"Questa prima semina non è stata finalizzata a ottenere immediatamente la paglia sottile, lunga e flessibile necessaria alla produzione dei cappelli. Il nostro obiettivo prioritario è quello di avviare la moltiplicazione del seme, aumentarne progressivamente la disponibilità e creare le condizioni per riportare questa coltivazione nei campi di Signa. La semina autunnale favorisce l'accestimento della pianta, cioè lo sviluppo di nuovi germogli e fusti dalla base, contribuendo alla successiva produzione di seme. Abbiamo avviato un percorso sperimentale che richiederà pazienza e attenzione”.
"Il ritorno del grano marzuolo rappresenta molto più di un esperimento agricolo – ha concluso il sindaco Fossi – stiamo compiendo un primo passo per ricostruire quel legame straordinario tra terra, lavoro artigiano e capacità imprenditoriale che ha fatto la fortuna di Signa. Non cerchiamo una produzione di massa, ma un prodotto di altissima qualità, riconoscibile e profondamente legato al territorio. È un obiettivo di medio termine, che vogliamo perseguire con serietà, coinvolgendo il mondo scientifico, gli agricoltori e le imprese. Abbiamo rimesso un seme nella nostra terra. La sfida, adesso, è far crescere insieme a quel seme una nuova opportunità per Signa".
Contenuti correlati
- Signa protagonista alla TTG Travel Experience di Rimini
- A Signa profumi e sapori d’autunno invadono il centro storico: torna la Manifestazione promossa dalla Pro Loco
- La cipolla vernina di Signa protagonista a Terra Madre
- Signa guarda alla Cina: incontro in Comune tra il sindaco Fossi e la console Yin Qi
- Torna a Signa la sfilata di moda “Un fiume di paglia”
- Chiusura temporanea di Via Giovanni XXIII° a seguito di criticità strutturali del muro di contenimento
- Intrecci di moda:
- La “Trave del Montalbano”
- Le Amministrazioni comunali di Lamporecchio, Larciano, Monsummano Terme, Serravalle Pistoiese, Quarrata, Vinci, Capraia e Limite, Carmignano, Poggio a Caiano e Signa accolgono con soddisfazione e apprezzamento la presa di posizione di Confcommercio Prato
Ultimo aggiornamento: 7 novembre 2026, 15:39