Descrizione
Dalle campagne signesi al cuore di Torino. La cipolla vernina di Signa è stata presentata ieri, 24 settembre, a Terra Madre Salone del Gusto, nello spazio della Regione Toscana. All’incontro è intervenuto il sindaco Giampiero Fossi. A moderare la presentazione è stata Daniela Mugnai, dell’ufficio stampa di Vetrina Toscana. L’appuntamento si è concluso con una degustazione di conserve a base di cipolla vernina.
Terra Madre, in programma fino al 27 settembre e organizzata da Slow Food, Città di Torino e Regione Piemonte, riunisce produttori, cuochi e comunità del cibo da tutto il mondo. L’edizione 2026 celebra i quarant’anni di Slow Food Italia e dedica particolare attenzione alla tutela della biodiversità.
La presenza della cipolla vernina racconta un percorso nato a Signa. Per anni Guelfo Beconi ne ha custodito i semi, dai quali la varietà è stata recuperata e riportata in coltivazione grazie all’impegno della famiglia Pastacaldi, con il sostegno del Comune di Signa e della Condotta Slow Food Scandicci.
Riconoscibile per il colore ametista e il sapore delicato, la cipolla vernina richiede poca acqua e si adatta anche a condizioni climatiche estreme. Il suo recupero rappresenta così un esempio concreto di biodiversità agricola e di coltivazione resiliente.
La riscoperta di questa varietà continua oggi anche attraverso il suo utilizzo nelle mense scolastiche gestite dalla società Qualità e Servizi, dove la cipolla vernina viene introdotta nei menù. A ottobre sarà inoltre protagonista della Festa della Cipolla, in programma allo stadio del Bisenzio di Signa nei primi due fine settimana del mese, e dell’Onion Contest, che si terrà il 4 ottobre a Villa Alberti.
“Vedere la cipolla vernina di Signa presentata a Terra Madre è stata una grande soddisfazione – ha dichiarato il sindaco Giampiero Fossi – dietro questo prodotto ci sono la memoria delle nostre famiglie contadine, la cura con cui Guelfo Beconi ne ha conservato i semi e l’impegno della famiglia Pastacaldi per farlo tornare nei campi. È una coltura che richiede poca acqua e sa adattarsi a condizioni climatiche difficili: recuperarla significa custodire una parte della nostra storia e guardare al futuro dell’agricoltura.
Ieri a Torino questa storia ha incontrato persone e comunità provenienti da tutto il mondo. Si tratta di un risultato che ci rende orgogliosi e ci incoraggia a continuare a valorizzare questa coltivazione insieme a chi ha creduto nel progetto fin dall’inizio”.
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Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2026, 14:29